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Era stata una giornata davvero indimenticabile, Lenticchia era stra-felice di aver seguito il piccolo pettirosso in quell’avventura.

La festa are ancora nel vivo. Le creature del bosco danzavano, cantavano e giocavano insieme. Le luci cominciavano ad accendersi, mentre il giorno lentamente lasciava il posto alla sera.

Lenticchia si era sdraiato un po’ in disparte rispetto ai suoi amici. Se ne stava là, su quel morbido prato, che gli ricordava proprio una nuvola, a fissare il cielo.

Lui in realtà non c’era mai stato su una nuvola, ma i racconti che aveva letto e l’idea che si era fatto delle nuvole, era esattamente quella: qualcosa di morbido ed accogliente, e quel prato gli dava esattamente quella sensazione.

Era sereno Lenticchia. Guardava il cielo e sorrideva e chissà con la sua mente in quale meraviglioso mondo se ne stava.

Socchiuse gli occhi. Avvertì un vento leggero sulla faccia, come una carezza. Si lasciò cullare da quella brezza tiepida primaverile, senza fretta. Senza fretta di riaprire gli occhi, di muoversi, di dire una parola. Si sentiva in pace Lenticchia. Si sentiva in pace con Dio per quell’affannosa ricerca della sua casa. Si sentiva in pace con tutte le creature dell’universo per quei meravigliosi e speciali incontri che aveva fatto durante tutto il suo viaggio. Si sentiva in pace e sospeso, in un luogo che non era un luogo e in un tempo che non era un tempo. Era altrove, nel punto esatto dove tutto comincia e dove tutto finisce, in quello che può sembrare un vuoto, ma che in realtà è solo pienezza e vita. In quel prato morbido e fiorito, Lenticchia rivide uno ad uno tutti i suoi amici. C’era lo scoiattolo dalla coda lunga lunga e arricciata in punta, nonna scoiattolo e le sue frasi magiche, mamma scoiattolo e la sua zuppa squisita, la piccola scoiattolina e le sue bolle di sapone,  poi c’era il grosso grasso gufo dagli occhioni enormi, così saputello da sembrare all’apparenza un po’ antipatico, e ancora la piccola farfalla che gli suggerì di aprire gli occhi per iniziare finalmente a vedere, per non parlare di Celeste e del Sor Pagnotta. Si unì al resto del gruppo il simpatico coniglietto, insieme alla sua famiglia, al Re e alla Regina di Conigli Land, e poi Rachele e infine i suoi quattro nuovi amici ed il maestro pettirosso. C’erano tutti, proprio tutti a quell’incontro. C’erano tutti i meravigliosi personaggi che lo avevano accompagnato nella sua avventura. Ad un tratto, da dietro a quella schiera di amici, si fece largo una donna. Era la sua mamma. La mamma di Lenticchia teneva per mano il papà di Lenticchia ed entrambi i due fratellini più piccoli. Ora era tutto perfetto. Ora, non mancava proprio nessuno.

Lenticchia si sentiva felice, forte e pieno di vita e di amore, che era lo stesso amore che tutte quelle creature lì radunate, gli stavano donando.

Era un “Sì” quello. Era un sì alla vita con tutta la sua bellezza e forza e inverni freddi e primavere piacevoli, ed estati calde e autunni piovosi.

Era un Sì rivolto ad ogni creatura, a ogni legame che profondo e solido come la roccia, ci abita e ci fa sentire finalmente a “casa”.

Ancora un leggero soffio di vento gli accarezzò la faccia. Una lacrima scese sul suo viso. Aprì dolcemente gli occhi, era nella sua cameretta. In mano stringeva un quadrifoglio e nel cuore tutto l’amore che c’è e oltre.

Z: Zefiro. Vento di ponente, impercettibile e leggero, di una nuova primavera, tu sei il messaggero. Inizio e fine rappresenti, in noi esseri viventi.