V

Lenticchia si ritrovò catapultato in una parte del bosco che non aveva mai visto. Era seduto su un prato verde e soffice come il cotone, tutto puntinato di piccole margheritine e ciuffi di erba un po’ più alti, che gli facevano il solletico alle ginocchia.

Il suo amico pettirosso aveva tutta l’aria di chi sta aspettando qualcosa o qualcuno e infatti, trascorsi pochi minuti, ecco che da dietro ad un grosso cespuglio di viole, fecero la loro comparsa altri simpatici amici.

In fila indiana comparvero nell’ordine: Lino cagnolino, Tina la gattina, Spiccio il riccio e Tony il pony.

I quattro amici presero posto ognuno su una sedia diversa, sistemate per l’occasione a semicerchio. Accanto a ciascuno di loro, vi era uno strumento musicale.

Lenticchia, senza dire una parola, rimase seduto sul morbido prato, a godersi la scena.

Il piccolo pettirosso si sistemò dietro ad un leggio, sul quale era poggiata una piccola bacchetta di legno.

La prese fra le piume, la sollevò verso l’alto e poi velocemente verso il basso, ed i quattro amici intonarono una melodia.

La musica penetrò rapidamente nel bosco, risvegliando l’attenzione di ogni singola creatura che lo abitava, ed a mano a mano, tutti, proprio tutti corsero al prato, per assistere a quel meraviglioso spettacolo.

L’esibizione durò quindici, venti minuti al massimo. I quattro amici stavano infatti imparando a suonare e quello era il loro primo concerto. Se l’erano cavata decisamente bene a giudicare dai musetti divertiti degli spettatori. C’era infatti chi ballava, chi addirittura aveva messo parole sopra a quella musica, inventandone di nuove e seguendo il ritmo spontaneo della vita.

Al termine dell’esibizione, mentre il pubblico era preso dai festeggiamenti per il successo di quei quattro simpatici piccoli amici, il pettirosso si avvicinò a Lenticchia e gli domandò “Vuoi provare Lenticchia? Ti va di suonare uno strumento?”

“Oh no” rispose il giovane ragazzo con aria timida. “Non ho mai suonato uno strumento in vita mia”.

“Segui me, Lenticchia. Prendi in mano questo strumento, chiudi gli occhi e lasciati guidare”.

Lino cagnolino, Tina la gattina, Spiccio il riccio e Tony il Pony, udite le parole del maestro, si avvicinarono al giovane Lenticchia per dargli un po’ di coraggio, facendogli sentire tutto il loro sostegno.

“Vai Lenticchia, fa come ti ha detto il maestro pettirosso, suona le prime note e non pensare, lasciati guidare dal cuore, lui sa sempre cosa fare”, lo incitò Tony.

Così Lenticchia, senza pensarci su poi tanto, prese lo strumento, poggiato sulla sedia accanto a lui, con una mano lo sistemò sulla spalla e con l’altra prese la bacchetta e cominciò a suonare. Dapprima con fare incerto, poi con sempre maggiore sicurezza, Lenticchia intonò una melodia che giurò poi di non avere mai sentito prima, neanche alla radio. Era come se davvero qualcosa o qualcuno lo stesse guidando e lui, si fidava, e si lasciava trasportare.

Lenticchia aveva così, a poco a poco, imparato a suonare il Violino, muovendo i suoi primi passi alla scoperta di un mondo meraviglioso, il mondo della musica.

V: Violino. È elegante nella forma, e il suo suono tutto trasforma. Ha quattro corde da far vibrare, e una bacchetta da direzionare.

W

Il giovane Lenticchia, presa coscienza della sua straordinaria impresa, esplose in un fragoroso “Wow!!!”

W: Wow. Sbalordito io sono, e per esprimerlo mi ci vuole un suono.

X

Terminata la performance di Lenticchia, che a quel punto era stato ufficialmente arruolato nella squadra dei giovani musicisti del bosco, prese il via una grande festa, alla quale erano stati invitati tutti, proprio tutti, nessuno escluso.

C’era da mangiare e da bere a quella festa e c’era chi ballava, cantava, saltava e chi si rincorreva e giocava a nascondino. Tutto era in armonia. Tutto era armonia.

Così fra una risata a l’altra, Spiccio il riccio, si avvicinò a Lenticchia. I due cominciarono a parlare.

“Sai Lenticchia, il maestro pettirosso mi ha preso alla sua scuola, quando ero molto ma molto piccolo. Me ne stavo tutto il giorno in giro per il bosco a combinare guai, tanto che la mia mamma non sapeva più cosa fare. Ero annoiato. Ero talmente annoiato, che trascorrevo le mie giornate a fare dispetti a tutti, per poi finire in punizione ogni volta. Un bel giorno, mamma Riccio, sentendo parlare della scuola di musica del maestro pettirosso, decise di portarmi là. Più ci avvicinavamo alla scuola, più il mio cuore sembrava allargarsi. Sentivo quella musica meravigliosa che usciva dalle finestre della scuola e si diffondeva per tutto il bosco, che subito ho pensato “ecco, questo è il posto giusto per me!”. All’inizio ero un po’ intimorito. Il maestro pettirosso all’apparenza sembra un tantino severo, ma poi, con il passare dei giorni qualcosa è cambiato in lui, e anche in me. La mattina mi svegliavo prestissimo per andare a scuola di musica ed in breve tempo ho imparato a suonare questo meraviglioso strumento: lo xilofono. Vedi, ha delle piastre di legno di dimensioni diverse e anche di colori diversi, ed ognuna di esse emette un suono tutto suo. Me ne sono innamorato immediatamente. Ora, gli amici del bosco non mi conoscono più come Spiccio il combinaguai, ma come Spiccio il riccio musicista. Vedi Lenticchia, a me la musica fa sentire bene, mi fa sentire vivo e libero e mi fa viaggiare con la fantasia, in luoghi lontani che forse non vedrò mai. La musica è magia”.

X: Xilofono. Due martelletti tu puoi usare, su piastre di legno prova a suonare. La sua allegra melodia, tutti i dubbi spazza via.

Y

Lino cagnolino, Tina la gattina, Spiccio il riccio e Tony il pony, ripresero in mano i loro strumenti, per una seconda, indimenticabile esibizione, e dal pubblico si alzo in coro un fragoroso YOUHU, per loro.

Y: YOU-HU. Se con un suono tu vuoi incitare, You-Hu tu devi gridare.