Nella mia stanza

Chiudo gli occhi e mi rilasso. Respiro lentamente e sento l’aria che entra dentro di me e dolcemente la rilascio. C’è calma, c’è silenzio tutt’intorno. Ci sono solo io e quel tuffo che non vedo l’ora di fare. Voglio scendere nel profondo, voglio sentire, vedere, esplorare e stavolta non ho paura.

In mare aperto

Sono una sirena. Sono in mare aperto e sento forte ed improvvisa la voglia di immergermi. Lo faccio. Comincio a nuotare.

Muovo la coda per poter scendere sempre più giù. Le braccia si allargano e si richiudono e scendo, scendo e scendo ancora.

Tutt’intorno diventa piano piano sempre più scuro. I raggi del sole che inizialmente penetravano nell’acqua, lasciano a mano a mano il passo all’oscurità.

Avverto improvvisamente un senso di forte agitazione. Non so cosa c’è intorno a me. Nuoto, ma non riesco a distinguere nulla.

L’istinto è quello di tornare indietro, di risalire velocemente in superficie, ma mi dico “No, resta qua”.

Cerco la calma dentro di me. Tento di trovare uno spazio al mio interno che sia fatto solo di serenità e fiducia.

Continuo a scendere ed è sempre più scuro.

Non so dove sto andando e cosa sto cercando, ma non ci penso poi molto, e nuoto.

Guardo per un attimo in su e mi accorgo che i raggi del sole che prima mi guidavano, ora sono spariti.

Mi trovo nelle profondità del mare e sento che l’unica cosa che posso fare è solo andare giù, ancora più giù.

La voglia di riemergere è passata, come se arrivata a questo punto, la sola cosa che sento dentro è quella di continuare ad andare.

I miei occhi non vedono più nulla. Non riesco ad orientarmi. Mi sento persa e lascio che tutto questo mi attraversi senza opporre resistenza e sto lì, sto con me e continuo a scendere…

C’è qualcosa laggiù. Vedo come una piccola luce, qualcosa d’impercettibile, ma c’è, ne sono certa.

Metto tutta la forza che ho nella mia coda e nelle mie braccia e sento di voler raggiungere quella luce che a mano a mano si fa sempre più forte.

Lui

Eccola.

Eccolo.

C’è lui. È seduto accanto ad uno scrigno e tiene in mano quel puntino luminoso che somiglia tanto ad una stella. Mi guarda. È serio. Mi fermo davanti a lui e lo guardo fisso negli occhi. Mi sembra triste, mi sembra stanco. Mi avvicino ancora un po’ perché voglio vederlo meglio.

C’è qualcosa che mi attrae in quella figura, anche se non riesco a distinguerne bene i tratti, ed è come se una forza magnetica mi spingesse a restare, invece di andare.

C’è tensione nell’aria. Lui non mi lascia avvicinare di un altro passo. È come se avesse una maledizione addosso dalla quale vuole proteggermi. Ma io non ho paura. Io sono arrivata fin qua solo per vederlo. Sono arrivata fin qua per poter guardare la sua Anima e toccarla, toccarlo fino ad entrargli dentro.

D’improvviso rivolge il suo sguardo allo scrigno che è lì accanto a lui e mi dice “Stai cercando qualcosa che ho messo via tanto tempo fa”. Quelle parole hanno il suono di una condanna, come di un verdetto per il quale non c’è appello, nessuna salvezza.

Quelle parole non mi bloccano, anzi, sono come un impulso che mi spinge ad andare oltre.

Poggio la mia mano sinistra sul coperchio dello scrigno e lo apro e in un attimo una luce intensa m’investe. I miei occhi si riempiono di quel bagliore accecante che quasi svengo. Resto senza fiato, ma resto!

Il ritorno di Anima

Lui ha lo sguardo di chi ricorda. Lui ha lo sguardo di chi sta rivedendo ogni frammento della sua vita come in un film, fino al giorno in cui ha deciso di rinchiudere Anima là dentro, impedendole di uscire e di vivere.

Aveva dimenticato quanto fosse bella Anima e quanto l’avesse amata e ora, rivederla era travolgente.

In un attimo le palizzate costruite negli anni intorno al suo cuore vanno in frantumi, permettendogli di tornare ad amare e sperare e sorridere e vivere, per l’Eternità e Oltre.

Nella mia stanza

Le lacrime mi solcano il viso e scendono copiose e io non ho voglia di impedirglielo…no, stavolta no.

Riapro gli occhi lentamente. Sono qui, sei qui.